Erano vicini, seduti sulla panchina verde del parco. Chiara non aveva davvero idea di cosa dire, di cosa fare. Non che ce ne fosse un immediato bisogno: con Luca non c’era mai bisogno di nulla. Si poteva decidere al momento cosa fare e cosa dire.
Gli appoggiò una mano, la sinistra, sulla sua, che teneva sul ginocchio. Lui glie la strinse appena, come per un riflesso incondizionato. Ma lei ne percepì il calore, la partecipazione, il dispiacere di non poterla rendere felice. Questo non bastava, si disse: la compassione non poteva bastare. Non a lei. Non con Luca.
Era appoggiata a lui, piano, dolcemente, cercando di non pesargli addosso, ma allo stesso tempo abbastanza vicina da poter percepire la sua presenza a contatto con la pelle. A tratti, con l’aria della sera, le arrivavano soffi di vento profumati del suo odore. Pensò che non era mai stata innamorata di lui come allora.
Si girò pianissimo verso di lui, sperando che non si accorgesse del suo movimento.
Ma Luca stava guardando chissà cosa, lontano nella sera, e non si accorgeva dello sguardo di Chiara che gli scivolava addosso.
Gli occhi di lei osservarono prima la fronte, poi scesero accarezzando la curva del naso, le piccole increspature della pelle vicino agli occhi fino a scendere alle labbra, così sottili e tuttavia così rosate, così morbide da farla impazzire di desiderio.
Luca si girò verso di lei e Chiara sollevò lo sguardo appena in tempo perché lui non si accorgesse del suo smarrimento.
“Chiara, io non so cosa dire… questa cosa mi mette in crisi… mi dispiace, ma io…”
“Lo so – lo interruppe lei – lo so e non pretendo che tu faccia qualcosa. Solo che… ma non importa, vedrai che prima o poi…”
Luca distolse lo sguardo, sembrava confuso.
Lei si alzò dalla panchina sempre tenendolo per mano e tirandolo dolcemente gli disse: “Dai, basta così, torniamo a casa.”
Lui la guardò con un’espressione che lei non seppe definire: nervoso forse, perché non avevano raggiunto una soluzione; magari era solo sollevato che quella conversazione stesse per avere un termine. Si alzò anche lui e lei gli andò vicina. Luca capì quello che voleva e le circondò la vita col braccio. Chiara si sentiva così felice quando la stringeva in quel modo: si sentiva protetta, amata, tra sé quasi giocava ad essere la sua fidanzata, anche se sapeva che era una finzione. Le faceva piacere. Anche il fatto che lui non si vergognasse ad andare in giro così con lei, mentre la gente pensava che fossero davvero fidanzati…
Arrivarono all’auto e mentre scendevano dalla collina, in silenzio, ascoltando solo il motore, Chiara pensava che amava anche quello di Luca: come guidava, come teneva in mano la leva del cambio, come correva in auto, ma senza mai mettersi in pericolo, come la macchina sembrava adattarsi alla sua guida, senza mai sobbalzare, senza mai far fatica, senza mai urlare.
Destra, sinistra, ancora sinistra e un pezzettino contromano, Luca non pensava più alla strada quando andava da lei, l’aveva fatta tantissime volte.
Parcheggiò senza quasi rallentare, in un’unica manovra, come sempre, e poi, con i suoi gesti fluidi, spense, sfilò la chiave, tirò il freno a mano e slacciò la cintura, come se per tutte queste cose avesse compiuto un unico armonico movimento.
Chiara sapeva che sarebbero potuti rimanere in quell’auto anche per ore a parlare, l’avevano fatto tante volte, ma ora non voleva trascinare a lungo la serata. Voleva restare da sola a riflettere su quello che lui le aveva detto, magari piangerci sopra un po’ e meditarci con calma.
Lui però non sembrava così desideroso di andarsene a casa, sembrava che considerasse la questione ancora sospesa, così Chiara rimase seduta sul sedile come aspettando che lui le dicesse qualcosa.
Luca invece rimase zitto, guardando dritto davanti a sé.
“Vuoi che me ne vada?”
“No… aspetta un attimo, io….”
Fu così che accadde, veloce come un battito di ciglia.
Lui si sporse leggermente e la baciò.
Così, pianissimo, a fior di labbra, come una farfalla che si posa su un fiore.
Lei rimase appoggiata al sedile, senza osare respirare, immobile, tendendo appena le labbra verso di lui.
Lui si staccò da lei e Chiara restò ferma, ad occhi chiusi, chiedendosi se fosse successo realmente o fosse stato solo un sogno.
Spalancò gli occhi e senza guardarlo aprì la portiera. In pochi passi scomparve dietro l’angolo della via cercando le chiavi nella borsa.


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