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Sedeva tranquillo in poltrona leggendo il giornale. Quello del giornale era ciò che noi chiameremmo un rito: appena alzato scendeva, ancora in pantofole e vestaglia, al chiosco sotto casa, comperava il giornale e risaliva. Prima che il giornale non fosse stato letto per intero, fino al più minuscolo articoletto di fondo, non si sarebbe alzato dalla poltrona, lavato, sbarbato e tutto il resto. Così accadde anche quella mattina e, quando il giornale fu setacciato da cima a fondo, si alzò, si diresse al bagno, si lavò. Era ormai giunto alla più rischiosa delle operazioni che rendono presentabile un uomo, vale a dire radersi: davanti allo specchio, vedendosi senza guardarsi, tirando la pelle ricoperta di schiuma, passava la lametta con delicatezza e forza insieme. Finì di prepararsi, abbandonò la vestaglia sulla poltrona e indossò camicia, cravatta, completo doppiopetto, calze, scarpe. Recuperò dallo studiolo la cartella di pelle nera, si diede un’occhiata allo specchio e uscì. Camminava rapido per le strade, come avesse subito una trasformazione: da ozioso giovin signore a indaffarato manager in carriera. Giunse rapidamente allo studio con la mente ancora persa tra lamette da barba e biancheria di seta e la prima cosa che vide e che gli diede il buongiorno fu ovviamente la sua segretaria. Si trattava di una segretaria standard: bionda, giovane e mediamente piacente, portava tailleurs sufficientemente anonimi ed eseguiva ogni suo volere. Nel corso di quel po’ di tempo che aveva trascorso con lei – quant’era, sei mesi, un anno, due? chissà… – l’aveva sempre considerata come un’indispensabile e grazioso ammennicolo che lo aiutava a svolgere il suo lavoro. Prima di lei ce n’erano state altre, altrettanto utili e altrettanto insignificanti, che avevano svolto le medesime mansioni. Quella mattina gli balzò sorprendentemente agli occhi una cosa: anche la segretaria rientrava nella categoria delle donne e avrebbe quindi potenzialmente apprezzato di poterlo vedere mentre si faceva la barba. Detto fatto, si sedette in ufficio e chiamò la ragazza. “Signorina, le farebbe piacere guardarmi mentre mi rado?” “Cosa dice, scusi?” “Ma sì, mentre mi faccio la barba: le farebbe piacere?” La segretaria spalancò gli occhi dietro le lenti e arrossì. |
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